Servizi alla persona

Immagini che lasciano il segno

Vedere e non semplicemente guardare, percepire e non semplicemente considerare la disabilità: questo è stato il filo rosso che ci ha permesso di entrare, in punta di piedi e con sensibilità, in un mondo interiore che non aspettava altro che potersi esprimere.

Il progetto del laboratorio fotografico nasce da un interrogativo: può un sistema simbolico di rappresentazione del reale come la fotografia diventare mezzo per operare su vari livelli di consapevolezza e farsi tramite di esperienze di autopercezione anche per chi è portatore di disabilità intellettiva?

La mostra del laboratorio di Fotografia Terapeutica

La scelta del mezzo fotografico nasce dalla consapevolezza della forza comunicativa che ne è insita, e che attraverso un volto, una posa, una parte del corpo o semplicemente dalla scelta di particolari e prospettive soggettive, può svelare allo sguardo altrui la propria realtà e la propria vita interiore.
Pensare dunque a un percorso psico-educativo mirato e costruito ad hoc per giovani adulti con disabilità intellettiva e improntato appunto come “laboratorio fotografico” ha come obiettivo rispondere all’interrogativo di partenza attraverso la realizzazione di uno spazio di incontro e integrazione nuovo, dove si dà la possibilità di esprimere il proprio modo di essere, la propria personalità.
La fotografia di ritratto viene dunque strumento di conoscenza del Sé e un inedito supporto operativo all’équipe, che in cooperazione con i ragazzi lavora sulle tematiche del cambiamento, in uno spazio di socializzazione semi-strutturato dove poter raccontare se stessi e il proprio mondo imparando a conoscersi e a rappresentarsi attraverso le immagini.

Gli obiettivi

  • Creare un inedito e generativo spazio di incontro, integrazione e socializzazione.
  • Permettere ai destinatari di comprendere l'importanza del prendersi cura del proprio corpo e della propria persona.
  • Incrementare l’autostima dei destinatari attraverso i loro ritratti, prospettive inedite sorprendenti anche per loro.
  • Sensibilizzare l'opinione pubblica verso la tematica della disabilità attraverso l'allestimento di una mostra fotografica finale.

La mostra del laboratorio di Fotografia Terapeutica

Metodologia e strumenti

La partecipazione attiva dei destinatari diretti permette loro di mettere in gioco le proprie abilità confrontandosi con un'attività semi-strutturata e creativa. Attraverso la cooperazione con gli operatori, il lavoro di gruppo e la “libera espressione” concessa dal mezzo fotografico, si crea uno spazio di apprendimento e co-costruzione di significati, che nel muoversi insieme consente di mettere in gioco anche le singole soggettività.
Le varie attività e i vari momenti di realizzazione del progetto prevedono: lavori di gruppo, focus group, lezioni interattive, laboratori multimediali, laboratori espressivi, laboratori fotografici, riunioni organizzative. La metodologia segue dunque nuovamente i criteri del Learning by doing, del Learning toghether e della Peer Education, e i contenuti formativi sono stati adattati alle specifiche esigenze del target di riferimento.

I destinatari

Utenti del CPS de La Bottega S.c.s., uomini e donne dai 26 ai 54 anni con disabilità intellettiva medio grave.
Utenti esterni, ragazzi e ragazze dai 24 ai 32 anni con disabilità intellettiva moderata.

Le osservazioni di chi ha condotto i laboratori

Osservare l’espressione di meraviglia dei ragazzi mentre si fermano a osservare (e non si limitano a guardare) la realtà attraverso il display della macchina fotografica, oltre a trasmettere gioia ci ha permesso di riflettere sulla funzione di “filtro” del macchina fotografica.
La curiosità dei partecipanti - tutti - nei confronti della macchina, intesa strumento per vedere da vicino e con un altro punto di vista la realtà, confermano l’assunto di partenza secondo cui la fotografia può divenire mezzo adattissimo per “esplorare” il nostro mondo interiore, oltre che la realtà che ci circonda.

Durante i laboratori fotografici realizzati nelle varie fasi del progetto (aventi obiettivi specifici differenti, ma convergenti e complementari), tutti i partecipanti hanno reagito attivamente, impugnando la fotocamera con coraggio e iniziativa.
I ragazzi del CPS sono stati i protagonisti dei due laboratori principali: “Come mi vedo/ mi vorrei vedere”, e “Come mi vedono gli altri”. Entrambi i laboratori hanno permesso l’emersione di aspetti peculiari della personalità dei ragazzi e spesso, durante gli scatti, il “set emotivo” creato si arricchiva di emozioni uniche, così come uniche erano le sfumature della soggettività di ciascuno di loro.

La mostra del laboratorio di Fotografia Terapeutica

Gli educatori che collaborano alla realizzazione del progetto hanno rilevato l'attivarsi di dinamiche nuove, in particolare durante la Fase 3 e la Fase 4 (i laboratori fotografici e l'integrazione tra i due gruppi di lavoro), come se la macchina fotografica e il set di cui diventavano protagonisti, aiutasse i ragazzi a uscire da quell'isolamento nel quale spesso trovano riparo.

Vivere uno spazio e un momento dedicato all'espressione del proprio modo di essere, divenendo così protagonisti in tutta naturalezza e spontaneità, ha restituito ai partecipanti rimandi positivi rispetto al valore della propria persona. Ri-vedersi durante il momento feedback del laboratorio, la mostra fotografica itinerante "Immagini che lasciano il segno", ha regalato infine loro l'emozione, dopo un'iniziale incredulità, di vedersi come i protagonisti belli e felici della propria intera soggettività. 

Locandina della mostra di fotografia"Immagini che lasciano il segno"
Una mostra fotografica itinerante per raccontare l'incontro con la disabilità.

PER INFORMAZIONI: barbera.larussa@gmail.com

Progetto a cura di: 
Antonio Vitulano, Presidente della Cooperativa Sociale "La Bottega S.c.s Onlus"; Barbara La Russa, psicologa, formatrice e consulente per l'Orientamento.
Realizzato con: 
la partecipazione attiva di Vittorio Busato, educatore
e la collaborazione esterna di Riccardo Antonione, fotografo.